Green Chemistry
24 set 2010 1 commento
in Articoli Etichette: Green chemistry, inquinamento, scienza, Solvay, sostenibilità

Il blog Liberamentegiovani18 apre una discussione, in risposta a questa pagina, della quale saranno oggetto sia la questione etica che quella tecnica riguardo i nuovi processi adottati dalla Green Chemistry.
Green Chemistry
La Green Chemistry, detta anche “Chimica pulita”, applica principi di sostenibilità nella progettazione di processi chimici industriali e oggi costituisce uno strumento fondamentale per la progettazione, la fabbricazione e l’impiego di sostanze chimiche e processi che eliminano o riducono l’utilizzo o la generazione di sostanze nocive per l’ambiente o per la salute.
All’inizio degli anni ’90 la EPA (Environmental Protection Agency), in seguito all’emanazione del Pollution Prevenction Act negli U.S.A., lancia il programma della Green Chemistry con l’aiuto dell’OPPT (Office of Pollution Preventing & Toxics) che già stava lavorando su progetti di ricerca con lo scopo di ridurre l’impatto ambientale dei prodotti e dei processi dell’industria chimica.
In Europa lo sviluppo della Green Chemistry, che procede più lentamente rispetto che in America, è affidato ad alcuni importanti centri di ricerca a Venezia, presso il Consorzio Interuniversitario “La Chimica per l’ambiente” (INCA), ed in Gran Bretagna.
La Green Chemistry (che fa riferimento al Green Chemistry Institute, americano) promuove i seguenti dodici punti per regolamentare lo svolgimento dei processi chimici, la prevenzione dell’inquinamento e la selettività della reazione chimica:
1. Prevenzione: Meglio prevenire l’inquinamento piuttosto che intervenire per ridurlo dopo che lo si è prodotto.
2. Economia Di Atomi: I metodi di sintesi devono essere progettati in modo da massimizzare l’incorporazione di tutti gli atomi usati nel processo all’interno del prodotto finale.
3. Reazioni Chimiche Meno Pericolose: Ogni volta che possibile, la sintesi di prodotti chimici deve essere progettata in modo da utilizzare e generare sostanze che abbiano una tossicità nulla o bassa per la salute umana o per l’ambiente.
4. Prodotti Chimici Più Sicuri: I prodotti chimici devono essere progettati in maniera da mantenere la propria funzione desiderata e l’efficacia minimizzando la tossicità.
5. Solventi e Prodotti Ausiliari Più Sicuri: L’uso di solventi e di prodotti ausiliari deve essere reso non necessario e se ciò è impossibile deve essere reso innocuo.
6. Efficienza Energetica: Il consumo energetico dei processi chimici deve essere minimizzato per ragioni economiche ed ambientali. Se possibile le sintesi devono essere realizzate a temperatura e pressione ambiente.
7. Materie Prime Rinnovabili: Ogni volta che sia tecnicamente ed economicamente possibile, le materie prime e le risorse naturali devono provenire da fonti rinnovabili.
8. Riduzione di derivati: Le sostanze derivate non necessarie devono essere eliminate o minimizzate perché tali passaggi richiedono reagenti addizionali e generano residui.
9. Catalisi: I reattivi catalitici sono preferibili ai reattiva stechiometrici.
10. Sostanze Non Persistenti Nell’Ambiente: I prodotti chimici devono essere progettati in modo che al termine della loro vita utile non siano persistenti e che i loro prodotti di degradazione siano innocui.
11. Analisi In Tempo Reale Dei Processi Chimici: Devono essere sviluppate metodologie analitiche che consentano il controllo e il monitoraggio dei processi in tempo reale, prima della formazione di sostanze indesiderate.
12. Chimica Più Sicura Per La Prevenzione Degli Incidenti: Le sostanze e la forma in cui vengono utilizzate nei processi chimici devono essere scelte in modo da minimizzare il rischio di incidenti chimici.
Tra le innovazioni promosse da studi di design molecolare orientato all’ambiente troviamo la sostituzione di solventi organici con liquidi supercritici: biossido di carbonio allo stato di fluido supercritico (T > 31.4 °C, P > 74 bar) può rappresentare sotto ogni profilo di rischio un ottimo sostituto di solventi organici in diversi ambiti applicativi: nell’industria del lavaggio a secco, dove sostituisce solventi clorurati, nella produzione di semiconduttori, come solvente di reazione o come solvente di estrazione.
I liquidi ionici sono composti chimici costituiti esclusivamente di ioni e di loro combinazioni, ma a differenza dei sali sono liquidi a temperatura ambiente anche senza la presenza di un solvente molecolare; essi presentano le caratteristiche di pressione di vapore praticamente nulla e facile maneggiabilità, che rendono questi composti dei potenziali sostituti dei solventi volatili organici (VOCs), poiché si evitano quei problemi concernenti la sicurezza e la tossicità da inalazione, aspetti particolarmente consoni ai dodici principi della Green Chemistry. Nonostante i liquidi ionici di per sé siano sicuri in ambito industriale, rimane il problema della loro produzione: la sintesi di liquidi ionici richiede l’ausilio di solventi volatili organici.
Negli ultimi anni sono state sviluppate tecniche avanzate di sintesi senza l’utilizzo di solvente per questo tipo di liquidi come ad esempio quella di Rajender Varma e Vasudevan Namboodiri dell’EPA National Risk Laboratory in Cincinnati che hanno ottenuto 1-alchil-3-metilimidazolo alogenuro senza alcun tipo di solvente organico. Poiché lo studio riguardo la sintesi di liquidi ionici e del loro smaltimento (1) ancora non ne permette un’applicazione a livello di scala industriale, rimane valida la critica di Robin Rogers, direttore del Center for Green Manufacturing dell’Università dell’Alabama, scettico riguardo l’accettazione dei liquidi ionici all’interno delle pratiche da adottare dalla Green Chemistry.
Infine possiamo citare come successo della Green Chemistry (se così poteva essere chiamata in quel tempo!) l’abbandono del metodo De Blanc in favore del metodo Solvay per la produzione del comune bicarbonato: prima del 1863 per produrre bicarbonato di sodio si ottenevano come sottoprodotti della reazione acido cloridrico e solfuro di calcio (altamente tossici e inquinanti); dal 1863 (2) viene utilizzato il metodo Solvay che ha come prodotti solamente cloruro di ammonio e bicarbonato di sodio, servendosi dell’unica reazione H2O + NaCl + NH3 + CO2 → NH4Cl + NaHCO3 (3).
Personalmente ritengo che la Green Chemistry debba continuare a svilupparsi per poter un giorno sostituire l’attuale chimica industriale priva di regole e di scrupoli, che utilizza sostanze nocive dirigendo l’attenzione degli ingegneri solo al costo di produzione e non alla pericolosità (se non seguendo qualche blanda direttiva) della sostanza sull’uomo, gli animali o l’ambiente; di questo passo quanto sarà alto il prezzo che dovranno pagare le generazioni future per il nostro breve “periodo” (d’oro?) di selvaggio sfruttamento e deturpamento della Terra?
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Emilio Barchiesi, website
Note
(1) Problema ancora irrisolto in grande scala perché il processo necessita di strutture specifiche, le cui spese di costruzione e mantenimento non sono convenienti dal punto di vista economico;
(2) Anno in cui venne stipulato l’Alkali Act;
(3) Al contrario del metodo Le Blanc che ne impiega diverse;
(4) Basti guardare una scatola di merendine, quante sostanze chimiche vengono aggiunte per dare colore, sapore ecc.? Quanti materiali plastici vengono “drogati” con sostanze tossiche al solo scopo di migliorarne in modo economico le caratteristiche o di far scendere il prezzo di produzione? Quante bevande contengono enormi formule chimiche per variare le caratteristiche e gli effetti che ha la bevanda sull’organismo?
Riferimenti
http://www.chose.uniroma2.it/research/celle-organiche-ibride-dssc/green-chemistry.html
http://lem.ch.unito.it/didattica/infochimica/Liquidi%20Ionici/index.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Chimica_verde
Foto “Lettere dal carcere” 10/06/2010
12 lug 2010 Lascia un commento
in Articoli Etichette: foto, lettere dal carcere, teatro
In questo articolo di volta in volta aggiungeremo le foto dello spettacolo teatrale “Lettere dal carcere” del 10 giugno… per ora il link con le primissime foto è questo. Per chi possiede un account facebook, può aggiungere tra i propri preferiti il gruppo “Blog Liberamentegiovani” e chiedere lì le innumerevoli foto già pubblicate…
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Emilio Barchiesi, website
Ballando, ballando fino all’esasperazione…
11 lug 2010 Lascia un commento
in Articoli Etichette: arte, cultura, esposizioni, quadri
“Ballando, ballando fino all’esasperazione, cercando in una società primitiva, in cui i valori principali sono quelli che concentrano la persona in una spirale chiusa, che ruota su se stessa fino all’estenuante assottigliamento della coscienza, valori da recuperare. Tribale danza che si perde nell’estasi dei colori. In una realtà sociale, che si esprime accostando stranamente due mondi: quello della tecnologia, di cui sono persi gli orizzonti e gli scopi umanitari, ormai sepolti nelle sedimentazioni di interessi trash del mercato delle grandi multinazionali, e quello della persona di oggi, che cura il proprio aspetto, esasperandolo nell’estetica, per cancellare ogni traccia delle zozzure dei propri compromessi, cerca e scava Roxana.
Dolore e gioia nascono in questa danza del nudo. Spogliato di ogni indumento, il corpo si muove privo di pesanti legami, esprimendosi nel ritmo e nell’armonia, imbrattandosi di colori, favorisce il passaggio della mente nei sensi dell’arte.
“Sporcarsi”, penetrare nel microcosmo della materia fino a perdere la coscienza del luogo, perdersi in quelle proiezioni di corridoi di luci, che l’universo della tecnologia ha creato, danzare come sui tasti di una consolle per raggiungere, in temporeale, realtà diverse, per recuperare ciò che è romasto di buono nel mondo, con il modo dell’arte.”
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Silvana Angelitti, website
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L’artista…
Roxana Sabau (website) è laureata in Pittura Murale – Conservazione e Restauro, presso l’Università d’Arte e Designn di Cluj – Napoca, Romania, con un Master in Pittura Contemporanea e in Management dell’Arte, Università dell’Ovest di Timisoara Romania. La sua formazione artistica è maturata attraverso varie esperienze internazionali con esposizioni personali e partecipazioni a mostre collettive in Irlanda, Francia, Germania, Italia e Romania.
Le foto dei quadri dell’artista sono disponibili cliccando qui.
Il giudizio morale indotto dalle denunce sulle situazioni di illegalità nelle scuole penalizza indiscriminatamente tutte le componenti del sistema scolastico
07 lug 2010 Lascia un commento
in Articoli Etichette: educazione, illegalità, insegnanti, maturità, morale, scuola, studenti
“Le parole sono pesanti come macigni”. Ho ripensato a questa frase, quando ho letto, su “La Repubblica” del 25 giugno, l’articolo sullo scandalo delle scuole parificate dispensatrici di certificati e senza alcun rispetto per le regole stabilite dal Ministero dell’Istruzione. Argomenti naturalmente condivisibili come tutte le denunce, relative a situazioni di illegalità, che ci danno l’illusione che questa nostra disgraziata nazione possa lentamente ritrovare una chiave di lettura esistenziale quanto meno vivibile sul piano della civiltà. Ciò che, però, mi ha profondamente indignata, è stata la definizione di “complicità” attribuita ai docenti. Trovo la visione della vicenda, che sillogisticamente condanna tutte le componenti del sistema-scuola, superficiale ed ingiusta, perché induce chi legge a produrre dei giudizi morali anche nei confronti di coloro che, da decenni, sono le vittime di un progetto formativo liberale e selettivo, che ha la presunzione di mascherarsi da istituzione democratica. Quando parlo di “vittime” faccio riferimento agli studenti e agli insegnanti. I primi, che non hanno avuto mai e – considerata la pianificazione di questo governo relativa all’istruzione – non avranno più la certezza di appartenere ad uno Stato che abbia a cuore la costruzione corretta e responsabile delle future generazioni. I secondi che, anno dopo anno, stanno assistendo alla disintegrazione della loro professionalità, ormai tutta assorbita da una kafkiana burocrazia farraginosa ed inconcludente, che non ha nulla a che vedere con la loro preparazione, con il loro impegno lavorativo, per il quale hanno, spesso, investito energie senza che venisse loro riconosciuto nulla. Per concretizzare in modo più esaustivo quanto ho scritto, desidero raccontare l’esperienza, che, insieme ad alcuni colleghi, sto vivendo presso un liceo paritario, come commissaria esterna di filosofia. Fin dal primo giorno, valutati i documenti, sono emerse evidenti discrepanze fra i dettami della legge, relativa gli esami di maturità, e quanto realizzato dalla scuola in questione. A causa di questa situazione inaccettabile, la presidente di commissione ha chiamato il Ministero per avere il conforto di un ispettore, che desse la possibilità, dopo aver valutato gli atti, o di bloccare gli esami o di determinarne la corretta realizzazione. Nonostante nei giorni la situazione sia peggiorata e la richiesta di controlli sia stata reiterata in tutte le forme burocratiche possibili, nessuno dei dirigenti coinvolti ha prodotto la benché minima iniziativa, se non un giorno prima degli orali, quando, chiaramente, sarebbe stata difficile, se non inopportuna, qualsiasi decisione. L’ispettore si è limitato a consigli relativi alla sana convivenza e alla necessaria pazienza fra persone equilibrate!!. (Evidentemente in Italia chi cerca la legalità è uno squilibrato) Così gli esami sono stati portati avanti tra tensioni e continue interruzioni, che hanno avuto il sapore di una guerra tra stracci. E’evidente che nessuna commissione esterna, senza il conforto delle istituzioni, si assumerebbe mai la responsabilità di bloccare un esame di stato. I gestori conoscono bene queste tristi regole e stanno molto tranquilli.
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Paola De Vecchis, website
Articoli determinativi
04 lug 2010 Lascia un commento
in Articoli Etichette: Absurda Comica, diritti umani, Liceo Evangelista Torricelli, Regione Lazio, scuola, teatro
Video del lavoro svolto dai ragazzi del Liceo Scientifico Torricelli in collaborazione con Absurda Comica all’interno di un progetto promosso dalla Regione Lazio riguardo i DIRITTI UMANI:
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Emilio Barchiesi, website
Una lettera per l’Aquila
25 giu 2010 Lascia un commento
in Articoli Etichette: l'Aquila, lettera, terremoto
Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà resente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l’i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa, che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo. Che io pago, in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un’appartamento in via Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz’anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar. Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore. E lei mi risponde, con la voce che le trema. “Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo.”
Loro non scrivono voi fate girare.
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Antonella
Da martedì al via gli esami di maturità
21 giu 2010 1 commento
in Articoli Etichette: istruzione, mass media, maturità 2010, scuola, società
Da lunedì fino a metà luglio, tutti i mass-media avranno una sola grande preoccupazione: informare gli italiani su tutto quello che riguarda gli esami di maturità. Consigli, previsioni, predizioni… tutto fa brodo per aumentare l’audience. Verranno “snicchiati” ad hoc esperti che esprimeranno le loro teorie su cosa mangiare, su cosa bere, su come e quando dormire. Ci sono poi le indicazioni su come e quando studiare. Quest’ultimo consiglio è, a dire poco, esilarante! Uno fa lo studente per tredici anni, arriva all’esame e ha bisogna di qualcuno che lo consigli su come si studia? E’ come se un chirurgo, prima di un’operazione particolarmente difficile, si collegasse con la Rai chiedendo informazioni e conforto.
Gli adolescenti, poi, non sono tutti uguali, anzi sono migliaia di mondi diversi e ciascuno affronta lo studio trascinandosi dietro la propria formazione e, soprattutto, la propria storia. Ci sono quelli che studiano tutto, ma proprio tutto, anche quello che non verrà loro chiesto mai. Poi ci sono altri che sanno arrampicarsi sugli specchi come l’uomo ragno e sarebbero capaci di vendere l’aria fritta o i televisori a colori ai ciechi. Quest’ultima categoria di studenti, all’esame, è la più divertente, perché solo sulla simpatia può contare, per il resto c’è il vuoto pneumatico. Un caso a parte meritano i timidi: ripetono gli argomenti a tutti: genitori, fratelli di tutte le età, nonni…anche al cane, se necessario. Ci sono quelli sicuri di aver raggiunto la “verità” e pensano che l’esame sia semplicemente il pulpito da cui declamare le loro comunicazioni; il loro opposto è costituito da tutti quelli che sono convinti di essere poco più che niente e si interrompono ad ogni istante per avere delle conferme dai commissari. A questo mondo adolescenziale, multiforme e mutante, i mass-media, da anni, danno consigli unidirezionali!!!
Molti ragazzi, per fortuna, sono equilibrati, sanno cosa fare e non hanno bisogno di niente se non del fatto che gli adulti si interessino seriamente del loro futuro e abbiano comportamenti meno schizofrenici. Per un anno gli adolescenti debbono scegliere delle icone esistenziali che oscillano dalle veline ai calciatori, dai protagonisti del “grande fratello” ai piagnucolosi partecipanti alle varie scuole di danza e spettacolo, poi, all’improvviso, a giugno, dovrebbero trasformarsi in intellettuali attenti e responsabili. Quale pedagogo potrebbe condividere una simile perversa strategia di comunicazione?
L’esame di maturità non è un’esperienza “patologica”. E’ la conclusione di un cammino che deve essere affrontato con serietà, costruito nel tempo e non si può improvvisare. Un consiglio? Siate voi stessi, anche con le vostre fragilità; non cercate di imbrogliare, perché chi vi interroga mediamente ne sa più di voi; non fidatevi di quello che leggete riguardo i commissari su facebook, perché i docenti non sono robotizzati e rispondono a situazioni oggettive variabili; non fate nottate, perché il cervello ha una resistenza, oltre la quale non può andare. Cercate di avere fiducia in voi stessi, perché in ogni persona c’è una parte meravigliosa che basta saper valorizzare. In bocca al lupo…
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Paola De Vecchis, website
Spettacolo teatrale “Lettere dal carcere”
07 giu 2010 Lascia un commento
in Articoli Etichette: Liberamentegiovani, municipio18, teatro
“Alcuni studenti di un liceo pensano di compiere una bravata distruggendo il registro dell’insegnante di lettere. Scoperti dovranno scontare una pena “singolare”: ripulire da vecchi libri lo scantinato della scuola. Ma quella strana esperienza cambierà la loro vita. “Lettere dal carcere” è una commedia per chi crede che la cultura abbia ancora un senso ed un valore per le persone, soprattutto nel costruire un corretto tessuto di socialità fondata sul rispetto reciproco e su un’etica salda”.
L’appuntamento è per Giovedì 10 giugno al TEATRO GHIONE alle ore 18:30!
PS: Il TEATRO GHIONE è sito in Via delle Fornaci 37
Edit: da oggi è disponibile anche la locandina della commedia:

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Emilio Barchiesi, website
Scuola e ASL
07 giu 2010 Lascia un commento
in Articoli Etichette: ASL, educazione, etica, municipio18, scuola
Prima di analizzare la questione relativa al rapporto tra scuola ed istituzioni è necessario, per comprendere a fondo il problema, compiere un’anamnesi in merito al concetto di formazione nel suo rapporto con l’informazione. Cosa si intende per formazione? E’ l’atto di formare, di dare un’educazione morale, civile, spirituale della persona. La forma era per i greci l’idea di una certa realtà sensibile. Nella storia la formazione etica dell’uomo occidentale si realizzava in tre fasi che oltre una dimensione temporale, ottemperavano ad una connotazione esigenzialmente logica: scienza, felicità e virtù rappresentavano una condizione irrinunciabile per il conseguimento dell’equilibrio psichico da parte di un essere umano. La formazione era quindi lo strumento che permetteva di fruire correttamente delle informazioni e con esse giungere alla formulazione di risposte adeguate. Non era semplicemente l’informazione ad offrire condizioni di equilibrio, ma la formazione. Questa ultima dipendeva da una strategia razionale, condivisa adottata come paideia collettiva fondata non sulla imposizione di modelli, ma sulla condivisione e sul confronto. Anche la nostra Costituzione, nell’articolo 3 e nell’articolo 4 sottolinea l’importanza “del pieno sviluppo della persona umana” e parla di progresso spirituale e non solo materiale. Ciò vuol dire che si riconosce all’essere umano una dimensione complessa che si oggettiva in una sua formazione ugualmente complessa. Tale formazione non si presenta in una forma atomizzata dal sistema, ma inserita in una struttura organica.. Purtroppo il sistema di comunicazione del mass-media ha sedimentato nel tempo una interpretazione del termine “informazione” che si è sovrapposto a quello di formazione spesso considerando questo ultimo sinonimo del primo. La scuola, in relazione a quanto menzionato, dovrebbe essere l’agenzia di comunicazione della formazione per eccellenza. Un’agenzia che non si dovrebbe limitare alla semplice informazione, ma che dovrebbe ottemperare all’esigenza di tutelare lo sviluppo degli adolescenti anche e soprattutto in relazione alla loro integrità fisica. Per questo è nato il CiC (centri di informazione e consulenza e di educazione alla salute) con DPR del 9/ ottobre 1990 n°309. “Nell’ambito del progetto sull’educazione alla salute queste strutture rappresentano un luogo reale di incontro e di integrazione tra diverse agenzie educative e formative da una parte (scuola, famiglie, servizi) e le richieste d’aiuto e sostegno degli adolescenti dall’altra. La finalità è di promuovere il benessere ed affrontare situazioni di disagio prima che queste interferiscano con i normali meccanismi di crescita dell’adolescente.” La scuola deve avere questo ruolo in una fase storica di crisi della famiglia come agenzia di comunicazione affettiva e formativa.
Nelle scuole il progetto relativo alla salute viene proposto al collegio dei docenti, che delibera in merito alla formazione di una commissione costituita da insegnanti che, spontaneamente, aderiscono. La suddetta commissione stabilirà i vari itinerari che il progetto dovrà oggettivare sia in merito alla salute fisica sia a quella psichica degli studenti. Non sono richieste particolari specializzazioni per far parte di questa commissione e ci si muove sulla spinta della volontà partecipativa, si richiede infatti al docente di essere sostanzialmente un “Tuttologo” con tutti i rischi che ciò comporta. A tutto ciò bisogna aggiungere che i docenti sono soggetti a trasferimenti e, quindi, la commissione relativa alla tutela della salute spesso cambia le componenti interne e quindi anche gli itinerari. Non esiste un piano trasversale che obblighi le scuole a rispettare un quadro operativo strutturato e significativo di una coralità di intenti. In certe scuole si percorre ad esempio la strada dell’informazione sessuale da anni , in altre tale informazione è stata inserita da poco nel POF. L’autonomia, poi, deve fare i conti con una riduzione significativa dei fondi, per cui è difficile promuovere seminari di formazione da realizzarsi nelle scuole i cui costi potrebbero ricadere sulla scuola. La stessa agenzia di tutela sanitaria che è l’Asl, ha ora anche’essa una vocazione all’aziendalismo, per cui i progetti o hanno un ritorno economico o non vengono promossi. Ciò ha determinato una riduzione significativa degli interventi. (tampone faringeo, salmonella, tubercolina non si fanno più alle elementari). Per quanto concerne la comunicazione in merito a dei servizi di tutela soprattutto della salute delle ragazze (visite presso i consultori), essi si riducono a due l’anno. Ciò non aiuta la cultura della salute e la formazione di una coscienza della salute come diritto. Accanto alla informazione tecnica si dovrebbero seguire itinerari educativi atti alla strutturazione di una corretta affettività con specialisti di settore. Si dovrebbe, con le ragazze, strutturare una mappatura della familiarità con alcuni tumori. Si dovrebbe realizzare dei percorsi di sensibilizzazione delle famiglie, che poi sono spesso le grandi assenti nella delicata fase di formazione degli adolescenti. Si delega la scuola a sopperire ad una serie di carenze senza gli opportuni strumenti. Se solo valutiamo il problema dell’anoressia o dell’abuso di alcool, ben più grave nelle ragazze per una loro specifica struttura fisica, della scorretta alimentazione che genera quell’obesità che si traduce in disagio di relazione, all’abuso del fumo, diffusissimo tra gli adolescenti, ci rendiamo conto di quanto sia importante promuovere una politica tesa a progettare la formazione dell’adolescente nella sua struttura articolata e complessa. In particolare ritengo importante sostenere nell’educazione alla salute, la conquista di una reale sensibilità all’aspetto costruttivo delle “diversità”, perché l’essere umano non è uno, ma due (come afferma Francesca Brezzi, docente per le pari opportunità di Roma tre). Conquistare culturalmente le cosiddette “pari opportunità”, cominciando proprio dalla peculiare identità dei generi, per destrutturate blocchi culturali e stereotipi sessuali, retaggi di culture e visioni antistoriche.
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Paola De Vecchis, website
MOSTRA – Pittura e Poesia
17 mag 2010 Lascia un commento
in Articoli Etichette: arte, iniziative culturali, poesia, Scuola Media Statale Anna Frank
Il 7 maggio 2010, all’interno della Scuola Media Statale Anna Frank, si è svolta la mostra “Pittura e Poesia”. Questo evento, organizzato dal Prof. Armando Profumi (ex insegnante della scuola media, artista lui stesso, da sempre attivo nella promozione di eventi a carattere artistico-culturale), è servito per la raccolta di fondi destinati alla Onlus “INSIEME con TE” e per condividere l’esperienza artistica dei partecipanti con tutti i cittadini. Quello del Prof. Profumi è stato un vero invito al passaparola per coinvolgere in particolare gli ex-allievi, alcuni dei quali tra gli artisti, ed i loro genitori (e nonni!). Se volessimo dare un nome al filo tematico della mostra il sottoscritto sceglierebbe “emozioni trasfigurate”; questo il termine necessario per descrivere l’essenza pura dei lavori presentati e la loro carica emozionale.
Liberamentegiovani ha proposto delle interviste che giudico molto interessanti per capire, oltre l’impatto visivo del quadro, il punto di vista dell’artista. Si sono sottolineate più e più volte l’importanza di accedere gratuitamente ad uno spazio pubblico destinato ad iniziative PER il pubblico e la capacità dell’arte di saper “canalizzare” e rendere visive le emozioni ed i sentimenti; questa caratteristica, purtroppo non valorizzata dalle “molte azioni singole e confuse” che andrebbero convogliate per dare organicità alla partecipazione artistica, le attribuisce un ruolo fondamentale all’interno del percorso pedagogico di una persona.
Nell’intervista il Prof. Profumi parla del rapporto inscindibile che vi è tra arte e filosofia: la filosofia è essenziale per creare una concezione della realtà e del metafisico che può essere poi espressa attraverso l’opera pittorica. La ragione diventa quindi anch’essa soggettiva poiché derivante e conseguentemente inscindibile dall’emozione, cosicchè le due cose diventano tanto correlate da divenire reciprocamente una la conseguenza dell’altra. A questo punto l’autore ritiene superfluo parlare di ragione; sarebbe più corretto usare il termine PENSIERO, identificato per l’artista anche con le EMOZIONI. Queste affermazioni trovano fondamento anche nel fatto che, come spiega il professore nell’intervista, l’uomo non può alla luce delle proprie emozioni non modificare il proprio pensiero soggettivo, poiché l’uomo viene così coinvolto da non poter trascendere da questi impulsi.
L’artista Marta Nazzicone con le sue poesie ha arricchito l’esposizione; i suoi versi tendenti alla narrazione poetica, raggiungono una sintesi di alta poesia, versi che sono: <<Il plasma bruciante nel ghiaccio della memoria….. ogni attimo è inghiottito dalla bianca voragine… e il tempo vola per rifugiarsi nell’inquieto>>.
L’artista Mario Mei ha presentato opere pittoriche che si rifanno al Neo Plasticismo Olandese non già per imitarlo ma per superarlo con forme espressioniste che tendono a distruggere il geometrico calcolato, l’uso di tinte piatte, il rigore e la perfezione, dimostrando che la ricerca è un divenire di esperienze, che ciò che cerchiamo non è nella certezza del calcolo ma all’interno delle proprie emozioni. Così la superficie non è un nero ma una diversità di neri, non è un rettangolo ma una “forma” che può esistere solo se trova il giusto incastro con altre non-forme. Mario Mei è anche un bravo incisore, sente la linea come sintesi del piano e ottima per distruggere il volume e la forma.
L’artista Selenia Ciuffoletti in questa mostra presenta le sue ricerche polimateriche, non sono colore, niente disegno. Le forme reali di corpi organici o geometrici, con le loro forme manipolate e giustapposte, organizzate sulla superficie, creano come in ogni opera visiva implicazioni psicosensoriali.
Oltre alle opere degli artisti presentati ve n’erano altre che meriterebbero un adeguato spazio (posso ad esempio citare quelle di Pietro Vanni).
A mio avviso una delle riflessioni che giungono spontanee a conclusione di questo “viaggio nell’arte” è che la Scuola con i suoi spazi e le sue strutture può e deve costituire un centro propulsore di aggregazione e di cultura che vada oltre gli spazi della didattica scolastica.
Le foto scattate durante l’esposizione sono divise in tre parti:
-Prima parte
-Seconda parte
-Terza parte
Le interviste sono disponibili a questo indirizzo.
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Emilio Barchiesi, website