Il giudizio morale indotto dalle denunce sulle situazioni di illegalità nelle scuole penalizza indiscriminatamente tutte le componenti del sistema scolastico
07 lug 2010 Lascia un commento
in Articoli Etichette: educazione, illegalità, insegnanti, maturità, morale, scuola, studenti
“Le parole sono pesanti come macigni”. Ho ripensato a questa frase, quando ho letto, su “La Repubblica” del 25 giugno, l’articolo sullo scandalo delle scuole parificate dispensatrici di certificati e senza alcun rispetto per le regole stabilite dal Ministero dell’Istruzione. Argomenti naturalmente condivisibili come tutte le denunce, relative a situazioni di illegalità, che ci danno l’illusione che questa nostra disgraziata nazione possa lentamente ritrovare una chiave di lettura esistenziale quanto meno vivibile sul piano della civiltà. Ciò che, però, mi ha profondamente indignata, è stata la definizione di “complicità” attribuita ai docenti. Trovo la visione della vicenda, che sillogisticamente condanna tutte le componenti del sistema-scuola, superficiale ed ingiusta, perché induce chi legge a produrre dei giudizi morali anche nei confronti di coloro che, da decenni, sono le vittime di un progetto formativo liberale e selettivo, che ha la presunzione di mascherarsi da istituzione democratica. Quando parlo di “vittime” faccio riferimento agli studenti e agli insegnanti. I primi, che non hanno avuto mai e – considerata la pianificazione di questo governo relativa all’istruzione – non avranno più la certezza di appartenere ad uno Stato che abbia a cuore la costruzione corretta e responsabile delle future generazioni. I secondi che, anno dopo anno, stanno assistendo alla disintegrazione della loro professionalità, ormai tutta assorbita da una kafkiana burocrazia farraginosa ed inconcludente, che non ha nulla a che vedere con la loro preparazione, con il loro impegno lavorativo, per il quale hanno, spesso, investito energie senza che venisse loro riconosciuto nulla. Per concretizzare in modo più esaustivo quanto ho scritto, desidero raccontare l’esperienza, che, insieme ad alcuni colleghi, sto vivendo presso un liceo paritario, come commissaria esterna di filosofia. Fin dal primo giorno, valutati i documenti, sono emerse evidenti discrepanze fra i dettami della legge, relativa gli esami di maturità, e quanto realizzato dalla scuola in questione. A causa di questa situazione inaccettabile, la presidente di commissione ha chiamato il Ministero per avere il conforto di un ispettore, che desse la possibilità, dopo aver valutato gli atti, o di bloccare gli esami o di determinarne la corretta realizzazione. Nonostante nei giorni la situazione sia peggiorata e la richiesta di controlli sia stata reiterata in tutte le forme burocratiche possibili, nessuno dei dirigenti coinvolti ha prodotto la benché minima iniziativa, se non un giorno prima degli orali, quando, chiaramente, sarebbe stata difficile, se non inopportuna, qualsiasi decisione. L’ispettore si è limitato a consigli relativi alla sana convivenza e alla necessaria pazienza fra persone equilibrate!!. (Evidentemente in Italia chi cerca la legalità è uno squilibrato) Così gli esami sono stati portati avanti tra tensioni e continue interruzioni, che hanno avuto il sapore di una guerra tra stracci. E’evidente che nessuna commissione esterna, senza il conforto delle istituzioni, si assumerebbe mai la responsabilità di bloccare un esame di stato. I gestori conoscono bene queste tristi regole e stanno molto tranquilli.
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Paola De Vecchis, website